A Ed, affascinante docente di astrofisica di mezz’età, rimane poco da vivere perché è affetto da un astrocitoma. Curioso destino quello di avere “una stella conficcata nel cervello”, per chi si è occupato di stelle tutta una vita. Egli non ne fa parola ad Amy, bella e brillante studentessa di astrofisica, con cui vive da anni una relazione intensa e appagante. Amy si guadagna da vivere facendo la controfigura in scene rocambolesche, che quasi sempre terminano con la morte del suo personaggio. Le permette di esorcizzare un’antica ossessione ovvero aver causato involontariamente la morte del padre, mentre era al volante della sua auto. Per Amy ed Ed ogni minuto è prezioso. Purtroppo non possono stare insieme quanto vorrebbero, a causa degli impegni di lavoro. Per fortuna viene loro in soccorso skype, che annulla le distanze.

Proprio nel momento in cui la trama sembra prendere una piega scontata, Tornatore mette a segno un colpo da maestro. Infatti Amy, che da giorni non riesce a mettersi in contatto con Ed, apprende della sua morte quasi per caso. Ad una conferenza in università. Sconvolta e incredula, le capita qualcosa che accresce ulteriormente il suo sconcerto: riceve un sms di Ed. A lungo lui le farà avere sue notizie attraverso lettere cartacee, registrazioni su dvd, sms. Tutti appropriati alle circostanze. Prendendo parte alla sua vita, anticipandone i desideri, proprio come accadeva un tempo.

Non credo che La corrispondenza sia un film che esplori la comunicazione nell’era dei device elettronici, come ho sentito dire da qualcuno. Credo piuttosto che ci parli di amore. Che pervade ogni cosa e lotta con ogni mezzo per sopravvivere alla morte. Che ci suggerisce quanto il nostro destino e quello del cosmo siano intimamente intrecciati. Infatti lasciare tracce di sé, come sms registrazioni su dvd lettere cartacee, a chi ci sopravvive ricorda vagamente gli ultimi istanti di vita di una stella che, esplodendo, dissemina lo spazio di una miriade di frammenti. I quali, contaminando le nebulose di stelle nascenti, sopravviveranno in loro. Anche noi “mortali” coltiviamo questo desiderio, a dispetto dell’appellativo che ci definisce. Ma siamo proprio sicuri che imporre la nostra presenza, ben oltre la morte, ci garantisca quella scheggia di immortalità cui aspiriamo? E se invece confondesse lo sguardo di chi ci ha amato, impedendogli di marcare un confine certo tra vita e morte, come accade quando osserviamo una stella in cielo senza avere la certezza che esista ancora?

Questi sono alcuni degli interrogativi sollevati dal regista.

Credere che chi abbiamo amato continuerà a vivere dentro di noi è consolante così come lo è sapere di sopravvivere nel ricordo di chi resta. Sono due facce della stessa medaglia. Il massimo cui possiamo aspirare. Richiedono tempo, fiducia. E quel senso del pudore che mette al riparo da clamori eccessivi.

Qui potete vedere il trailer del film