Lina Rizzoli, Annalisa Gernone, Chiara Granahan

SONDAGGIO GENITORI E BAMBINI A CASA PER L’EMERGENZA COVID-19

L’impatto della chiusura degli asili nido sulla vita dei bambini piccoli e delle loro famiglie: lo sguardo dei genitori tra stress e resilienza, prima e durante il lockdown

PREMESSA

In questo contributo presentiamo i risultati di un’indagine rivolta a genitori di bambini di età inferiore ai 3 anni, residenti in Italia, che a partire dal 23 febbraio 2020 hanno dovuto interrompere la frequenza dell’asilo nido in seguito al diffondersi del Coronavirus.1

Il sondaggio è avvenuto tramite un questionario intitolato “Genitori e bambini a casa per l’emergenza Covid-19” diffuso sul territorio nazionale a partire dal 21 aprile 2020.

Il nostro obiettivo era raccogliere informazioni sull’impatto psicologico delle misure di isolamento e di quarantena imposte dal governo per la tutela della salute dei cittadini e sulle conseguenze della prolungata chiusura dei servizi educativi per la prima infanzia, che ha portato a una trasformazione delle abitudini di vita dei bambini molto piccoli e delle loro famiglie durante la fase del lockdown.2

Ci troviamo ora a pubblicare i risultati di questo sondaggio in un momento critico, in cui stiamo vivendo la seconda ondata epidemica di contagi da Covid-19.

Con il nostro lavoro vorremmo offrire spunti di riflessione utili alle famiglie e agli specialisti per affrontare con qualche consapevolezza in più eventuali periodi di quarantena che si dovessero rendere necessari alle singole famiglie o alle comunità.

INTRODUZIONE

La frequenza dell’asilo nido rappresenta per il bambino piccolo la prima occasione per accedere a una dimensione sociale più ampia rispetto a quella della famiglia e di confrontarsi con il gruppo dei pari. Al nido, dove i bambini trascorrono una parte considerevole della loro giornata (il 74% del nostro campione dichiara di aver iscritto il bambino al nido per il tempo pieno), i piccoli conoscono un ambiente educativo stabile e strutturato, in cui la costruzione di routine quotidiane di accudimento rappresenta la cornice entro la quale vengono presentate al bambino attività stimolanti sul piano evolutivo ed esperienze formative sul piano educativo.3 Un aspetto essenziale di questa realtà educativa, allestita da adulti estranei al nucleo familiare degli utenti, è che gli educatori diventano nel tempo figure di attaccamento stabili per i bambini, persone di riferimento.4 È proprio in questo senso che l’inserimento al nido è un processo emotivo, psicologico e trasformativo che coinvolge nella sua complessità l’intero nucleo familiare e che in una prospettiva ecobiologica dovrebbe idealmente costruire una connessione di interdipendenza e complementarietà tra il sistema educativo e le famiglie, contesti impegnati nel compito comune di promuovere la crescita del bambino favorendo circuiti virtuosi capaci di potenziare e mantenere il valore positivo delle esperienze che i bambini fanno in ciascuno di essi. 5

Per i genitori l’inserimento del piccolo nella comunità educativa del nido è un’esperienza densa di significati, che trasforma la relazione con il figlio e incide sulla costruzione della propria identità di genitori; in tal senso essa è sempre connessa a bisogni e vissuti che sono per loro natura ambivalenti. Il desiderio di offrire al bambino un ambiente stimolante che ne sostenga la crescita dentro un contesto favorente la socializzazione (il 15,5 % del nostro campione dichiara di aver iscritto il bambino al nido per scelta educativa), la necessità e/o il desiderio di riprendere l’attività lavorativa da parte del caregiver principale, l’urgenza pratica di riorganizzare i ritmi di vita del nucleo familiare mentre il bambino cresce (il 66% del nostro campione dichiara di aver iscritto il bambino al nido sia per scelta educativa che per necessità, mentre il 15,5 % sostiene di aver iscritto il bambino al nido solo per necessità), l’esser chiamati ad articolare con maggior consapevolezza la propria funzione educativa e genitoriale nel confronto con gli operatori del nido, i vissuti stratificati e conflittuali legati alle prime prolungate separazioni e all’esperienza di affidare la cura del figlio ad altri, sono solo alcuni aspetti della complessità di questa esperienza.

La letteratura ha ampiamente evidenziato come la capacità delle figure educative di creare un clima di accoglienza per i genitori e di riconoscere l’unicità esclusiva del loro ruolo nei confronti del figlio alimenti la capacità dei genitori di costruire un rapporto di fiducia con il nido e di riconoscere la professionalità degli operatori come fattore di sicurezza e di sostegno. L’esperienza del nido appare tanto più fruttuosa quanto più basata sul

[s]apere che nessuno è escluso, ma che tutti sono insieme nella relazione, sia che siano presenti sia che siano assenti […]. In questa prospettiva, la capacità del bambino di separarsi dai vecchi legami e di entrare in nuovi si muove parallelamente alla capacità degli adulti di reagire a questa apertura relazionale del figlio. Il superamento di ogni nuovo evento, apertura della diade madre bambino e nascita di nuovi legami, costituisce un compito evolutivo che chiama in causa contemporaneamente adulti e bambini.” 6

È alla luce di questa concezione del rapporto tra asilo nido e famiglia che vorremmo leggere i dati più significativi emersi dal sondaggio “Genitori e bambini a casa per l’emergenza Covid-19”.

Come è noto, l’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Coronavirus ha avuto come prima conseguenza la brusca interruzione dell’attività didattica in presenza nelle scuole di ogni grado e la sospensione delle attività educative per la prima infanzia con la chiusura degli asili nido. 7

Già prima dell’inizio ufficiale del lockdown la routine delle famiglie i cui bambini frequentavano il nido è improvvisamente cambiata, l’accudimento dei figli è ricaduto interamente sui genitori per un periodo di tempo che si è prolungato fino alla fine dell’anno scolastico.8

Che cosa ha influito maggiormente sulla capacità delle famiglie di adattarsi a questo brusco cambiamento delle abitudini di vita? Ci sono state delle condizioni che hanno aiutato le famiglie ad assorbire in modo meno traumatico lo stress legato al lockdown? Che ruolo ha giocato in quella fase l’esperienza pregressa con il nido? Cosa ha reso più difficile l’adattamento a questa fase? Come è stato percepito dai genitori lo sforzo intrapreso da molti istituti per mantenere un contatto e una relazione con i loro piccoli utenti e le rispettive famiglie?

IL QUESTIONARIO

Il questionario “Genitori e bambini a casa per l’emergenza Covid-19” è suddiviso in tre parti. La prima è finalizzata alla raccolta dei dati demografici del campione; la seconda è intesa a raccogliere informazioni sulla situazione della famiglia nei sei mesi precedenti la crisi sanitaria dovuta al diffondersi del Coronavirus: qual era la situazione della famiglia e del bambino? Erano presenti indici di stress? Come veniva valutata la qualità dell’esperienza dell’asilo nido prima della sua interruzione per l’emergenza sanitaria? La terza parte riguarda l’esperienza che genitori e bambini stavano facendo durante il periodo del lockdown, l’intensità dello stress percepito, l’emergere di nuovi segnali di malessere nel bambino, le strategie attivate per far fronte alla inedita esperienza di isolamento domestico.

L’invito a partecipare alla rilevazione è stato inviato tramite social network, contatti personali, messaggistica, passa parola. Di qui alcuni limiti metodologici della ricerca per la quale, nonostante si sia utilizzato un metodo di campionamento non probabilistico “a catena” su canali di diffusione nazionale, si è costituito un campione omogeneo per territorialità, nazionalità e livello socio-economico-culturale.

Il sondaggio, avvenuto in forma anonima mediante la piattaforma Google Form, ha avuto luogo nel periodo compreso tra il 21 aprile e il 16 luglio 2020.

Il questionario è stato compilato 271 volte: l’88% delle risposte risale alle ultime due settimane del lockdown (fase 1), conclusosi il 3 maggio, il 10% risale alla fase 2 (dal 3 maggio al 18 maggio), solo l’1% delle risposte alla fase 3 (dopo il 18 maggio).

Caratteristiche del campione

Il campione si compone di 271 famiglie.

La maggior parte delle famiglie, l’88%, vive in Lombardia e di queste il 73% a Milano, intesa come città e provincia.

Le risposte sono state elaborate prevalentemente da madri di nazionalità italiana in una fascia d’età definibile come “maturità adulta” e con un livello socio-economico medio-alto, attive lavorativamente anche durante il lockdown. Solo il 14% del campione ha dichiarato che il questionario è stato compilato da entrambi i genitori; 6 famiglie sono monogenitoriali.9

Il 94% delle famiglie è composto da una coppia genitoriale eterosessuale, il 6% dei nuclei è omogenitoriale femminile.

Il 59% del campione ha un solo figlio, il 34% ha 2 figli, il 7% ha 3 o più figli: i bambini si collocano per fascia di età nella maggior parte dei casi (67%) entro i 3 anni. L’età media in cui è avvenuto l’inserimento dei bambini all’asilo nido è di 12 mesi (dev. Stand. 6,31).

      Grafico 1

Le peculiarità di questo campione molto omogeneo non ci consentono di sondare la validità di alcune ipotesi di partenza del nostro sondaggio, ad es. dell’idea che l’appartenenza a zone particolarmente colpite dalla malattia, come la provincia bergamasca,10 possa aver agito sulle persone come un fattore di per sé traumatico anche quando gli individui non si sono ammalati in prima persona.

Il campione non è rappresentativo rispetto alla rilevazione del disagio delle fasce di popolazione in condizioni di fragilità socio-economiche e dunque più esposte ai risvolti socio-economici della crisi sanitaria. Anche eventuali differenze connesse al Paese di origine/cultura di provenienza nella composizione dei nuclei familiari o in relazione alle variabili socio-economiche non sono valutabili, data la netta prevalenza di famiglie italiane.

I dati del sondaggio risultano invece rappresentativi per quello specifico campione che si è casualmente auto-costituito tramite reclutamento spontaneo attraverso i social media.

RISULTATI DELLA RILEVAZIONE

  1. La situazione delle famiglie prima dell’emergenza sanitaria

Ci è sembrato importante aprire la nostra indagine con uno sguardo sulla situazione delle famiglie prima dell’imprevedibile crisi sanitaria dovuta al diffondersi del coronavirus. L’ipotesi di partenza è che la situazione di maggiore o minor benessere psicologico delle famiglie prima del lockdown possa aver giocato un ruolo significativo sul modo in cui è stato vissuto ed elaborato lo stress legato allo “stare a casa”.11

Una percentuale considerevole del nostro campione, il 46% dei genitori compilatori, ha dichiarato la presenza di una situazione di stress familiare nei sei mesi precedenti al lockdown: di questi, il 19% ha indicato la presenza contemporanea di due stressor familiari. Le combinazioni più frequenti sono state problemi lavorativi/problemi economici e problemi di coppia/ problemi economici.12

E’ un dato rilevante che nell’86% delle famiglie intervistate entrambi i genitori siano lavoratori. Nel 45% dei casi il genitore 1 trascorreva in una normale giornata lavorativa circa 4-6 ore con il figlio, il genitore 2 circa 2-4 ore.

Nell’83% dei casi il genitore si è identificato come caregiver principale del bambino riconoscendo però il bisogno di un supporto stabile (nonni o baby-sitter) nella cura dei figli (72%) oltre a quello garantito dal nido. Il fenomeno del maternage multiplo, così come l’assenza prolungata del caregiver primario (es. trasferte o turni notturni) sono risultati esigui nel campione analizzato.

Dai dati raccolti emerge una relazione statisticamente significativa tra il vissuto di stress familiare prima del lockdown e l’impatto dello stress lavorativo sulla relazione con il bambino, ciò sia in riferimento al genitore 1 (Chi quadro 39,51, df 10, sig. 0,000) che al genitore 2 (Chi quadro 35,96, df 10, sig 0,000).

Il sondaggio registra un’ulteriore associazione statisticamente significativa fra il vissuto di stress familiare e la percezione di difficoltà di inserimento al nido del proprio figlio (Chi quadro 34,31, df 4, sig. 0,000; Likelihood ratio 12,08, df 4, sig. 0,017), sebbene vada segnalato che solo il 23% dei genitori ha osservato nel bambino problematiche direttamente collegabili all’inserimento al nido (cf. grafico 2).

Grafico 2Item con possibilità di segnare una o più scelte contemporaneamente. I numeri assoluti indicano da quante famiglie ciascuna opzione è stata segnalata.

Le famiglie con minore stress sembrerebbero in grado di avvantaggiarsi più efficacemente della funzione educativa del nido, fattore che agevolerebbe il buon inserimento del bambino. In ogni caso, significativi progressi del bambino in relazione alla sua prima scolarizzazione vengono segnalati dalla maggior parte delle famiglie (cf. grafico 3). 13

Grafico 3Item con possibilità di segnare una o più scelte contemporaneamente. I numeri assoluti indicano da quante famiglie ciascuna opzione è stata segnalata

  1. I bambini prima e durante il lockdown: il vissuto dei genitori

Solo il 45% dei genitori ha dichiarato di osservare variazioni significative nel comportamento del figlio in relazione alla situazione di emergenza per il Covid-19 e soltanto in 24 casi (9%) i genitori descrivono le problematiche del bambino come riferibili esclusivamente al periodo del lockdown.

Il 69% dei genitori ha indicato invece la presenza di comportamenti problematici del bambino già nei sei mesi precedenti l’inizio della crisi sanitaria (cf. tabella 1) e di questi il 40% segnala sintomi di stress nel figlio sia durante il lockdown sia nei sei mesi precedenti: tali sintomi vengono valutati costanti nel 40% dei casi e presentano lievi oscillazioni nel restante 60%.

Alcuni genitori (28%) hanno dichiarato di aver osservato problematiche del bambino solo nei sei mesi precedenti il lockdown mentre non hanno evidenziato alcun segno di stress del figlio nel periodo della quarantena. In queste situazioni l’esperienza di “restare a casa” per l’emergenza sanitaria potrebbe aver mitigato in parte lo stress quotidiano legato alle abitudini lavorative delle persone e aver avuto un effetto parzialmente positivo, come ci è stato raccontato in altra sede da alcune madri e coppie genitoriali, consentendo un allentamento dei ritmi familiari, facilitando una riorganizzazione temporanea più funzionale al benessere dei piccoli e favorendo così una maggior possibilità di interazione e osservazione del proprio figlio.

Tabella 1

Problemi osservati nel bambino dal genitore

Nei sei mesi prima

Lockdown

*Indicati in base a quante volte segnalato,

in ordine dello “scarto” osservato fra i due momenti

in riferimento al campione totale (271)

Fq

Perc.

(186)

Perc.

(271)

Fq

Perc. (122)

Perc.

(271)

Scarto

(271)

Dermatiti

35

19%

13%

13

11%

5%

- 8%

Nervosismo, irritabilità, comportamenti aggressivi

88

47%

32%

68

56%

25%

- 7%

Alterazione del ritmo sonno veglia

71

38%

26%

60

49%

22%

- 4%

Stati di eccitazione, iperattività

55

30%

20%

44

36%

16%

- 4%

Comportamenti regressivi

38

20%

14%

31

25%

11%

- 3%

Cambi repentini dell’umore

40

21%

15%

35

29%

13%

- 2%

Problemi nella digestione, stipsi

14

7%

5%

10

8%

4%

- 1%

Alterazione del comportamento alimentare

27

14%

10%

28

23%

10%

0%

Scarsa ricerca stimoli, iporeattività

24

13%

9%

25

20%

9%

0%

Momenti di down emotivo

16

13%

6%

16

9%

6%

0%

Stati di spossatezza, affaticamento

16

13%

6%

16

9%

6%

0%

Altro

9

7%

3%

5

3%

2%

+ 1%

N.B. In riferimento al campione totale, tutte le problematiche indagate (esclusa la voce “Altro”) risultano osservate con maggior o uguale frequenza già nei sei mesi precedenti al lockdown.

In entrambi i casi prevalgono “Nervosismo, irritabilità, comportamenti aggressivi”, “Alterazione del ritmo sonno veglia” e “Stati di eccitazione, iperattività”. Un’attenzione particolare merita la voce “Dermatiti”: è interessante che questo segno di stress, più oggettivabile di altri, sia stato osservato con maggior frequenza nei sei mesi precedenti al lockdown rispetto al periodo del lockdown stesso.

Confrontare il periodo precedente all’emergenza sanitaria con quello della quarantena porta a ridimensionare l’impatto traumatico specifico del lockdown sui bambini molto piccoli, senza nulla togliere all’importanza del disagio descritto dalle famiglie, che appare radicato in difficoltà di adattamento pregresse e rimanda alla necessità di un monitoraggio e supporto più attento degli operatori socio-educativi e sanitari ai bisogni delle famiglie nel delicato e importantissimo periodo dei primi anni di vita del bambino. È indicativo in tal senso il fatto che soltanto in 64 casi (24%) non siano state segnalate dal genitore problematiche del bambino né durante il lockdown né in riferimento ai sei mesi precedenti.

Alla domanda più specifica sulla percezione degli effetti del lockdown sul comportamento del figlio che frequenta il nido, il campione ha risposto dividendosi sostanzialmente a metà, con una lieve prevalenza di chi non ha percepito cambiamenti nel comportamento del bambino (52,5%).

Guardando più da vicino scopriamo che:

  1. i genitori che segnalano più di tre sintomi di stress nel bambino nei sei mesi precedenti la crisi sanitaria riferiscono la percezione di un impatto maggiore del lockdown sul figlio (Pearson Chi Square 77,23, df 22, sig. 0,000; Likelihood Ratio 71,02, df 22, sig. 0,000).

  2. maggiore è lo stress percepito dai genitori, più intensa la percezione dell’impatto del lockdown sul bambino (Pearson Chi Square 74,29, df 10, sig. 0,000 Likelihood Ratio 48,46, df 10, sig. 0,000).

  3. la facilità nel ricostruire le routine giornaliere sembra aver attenuato l’impatto stressogeno del lockdown (Pearson Chi Square 17,60, df 6, sig. 0,007; Likelihood Ratio 13,34, df 6, sig. 0,038).

  4. i genitori hanno rilevato un minor impatto diretto del lockdown sul comportamento del bambino in due casi: quando hanno ritenuto il figlio troppo piccolo per provare emozioni specifiche nei momenti di stress (Pearson Chi Square 58,02, df 6, sig. 0,000, Likelihood Ratio 30,72, df 6 sig. 0,000) oppure quando hanno valutato di aver stabilito con il bambino un buon dialogo e una comunicazione efficace (Pearson Chi Square 25,62, df 6, sig. 0,000; Likelihood Ratio 18,62, df 6, sig. 0,005).

Questi due dati stimolano una riflessione su quanto le convinzioni e le attribuzioni dei genitori possano filtrare la loro percezione dello stato psicologico del bambino.

3. Analisi della resilienza: come hanno affrontato i genitori la cura del figlio piccolo durante il lockdown, in assenza del nido, e come hanno vissuto l’impatto di questa esperienza?

Per le famiglie con bimbi piccoli affrontare il periodo di isolamento sociale ha comportato un impegnativo sforzo di adattamento rispetto a un’organizzazione quotidiana completamente trasformata con la necessità di costruire nuove abitudini, in un momento in cui le misure protettive di distanziamento sociale hanno sottratto loro il supporto concreto di parenti ed amici.

Malgrado ciò il grado di preoccupazione, stress, senso di danneggiamento dei genitori durante il lockdown, in riferimento alla propria famiglia e al bambino, è stato definito prevalentemente come alto ma tollerabile (45%) o medio (36%); solo il 6% del campione lo ha definito come alto e intollerabile (in questo caso l’estrazione privilegiata del campione sembra aver giocato un ruolo importante). Il grafico 4 registra la frequenza con cui sono stati segnalati alcuni fattori di stress riferibili in particolare al periodo del lockdown.

Grafico 4Item con possibilità di segnare una o più scelte contemporaneamente. I numeri assoluti indicano da quante famiglie ciascuna opzione è stata segnalata

Il 57% dei genitori ha ritenuto che il proprio bambino stesse provando emozioni specifiche in relazione alla situazione emergenziale (cf. grafico 5). Anche in questo caso va considerato che l’attribuzione delle emozioni al bambino può risultare da effetti proiettivi e/o di risonanza emotiva dei piccoli con i loro genitori.

Grafico 5Item con possibilità di segnare una o più scelte contemporaneamente. I numeri assoluti indicano da quante famiglie ciascuna opzione è stata segnalata

La maggioranza dei genitori (86%) ha riconosciuto al figlio, seppur molto piccolo, la capacità di adattarsi a situazioni stressanti se opportunamente supportato dagli adulti di riferimento. Il 48% dei genitori ha dichiarato inoltre di star costruendo con il proprio bambino un dialogo efficace, il 40% che la comprensione delle comunicazioni del bambino è presente ma difficile. Per il 9% del campione, invece, il figlio è ancora troppo piccolo per riuscire a comunicare in modo efficace i suoi bisogni, gli stati emotivi, le sue intenzioni e i suoi desideri.

Come altri hanno già registrato, il cambiamento di vita legato al periodo di lockdown ha comportato anche aspetti positivi per la vita delle famiglie. Circa metà del campione (49%) segnala di aver osservato novità positive nella relazione genitore-bambino e il 26% delle famiglie ha dichiarato di aver osservato un cambiamento positivo nella relazione tra fratelli (grafico 6).

Grafico 6Item con possibilità di segnare una o più scelte contemporaneamente. I numeri assoluti indicano da quante famiglie ciascuna opzione è stata segnalata

Il grafico 7 mostra in modo dettagliato e in ordine di frequenza le strategie maggiormente utilizzate dai genitori durante il lockdown, il grafico 8 quelle giudicate più utili, tra cui spicca in primis l’organizzazione della routine quotidiana.

Grafico 7Item con possibilità di segnare una o più scelte contemporaneamente. I numeri assoluti indicano da quante famiglie ciascuna opzione è stata segnalata

Grafico 8

CONCLUSIONI

Sulla base dei dati raccolti con il questionario “Genitori e bambini a casa per l’emergenza Covid-19” sono possibili diverse riflessioni. Innanzitutto emerge da essi l’evidenza che la condizione di partenza delle famiglie – e in particolare le precedenti difficoltà in ambito economico, lavorativo e nell’area delle relazioni di coppia – ha influito in modo determinante sulla capacità dei genitori di adattarsi a una ulteriore condizione di stress e di aiutare i figli a fare lo stesso.

La presenza/assenza di particolari fattori di stress nei nuclei familiari sembra incidere anche sul modo in cui i genitori affrontano le fatiche, in parte fisiologiche, connesse alla prima esperienza di scolarizzazione dei figli. Sebbene l’asilo nido sia descritto nella maggior parte dei casi come un luogo di crescita per i bambini e come una risorsa preziosa su cui contare anche in momenti di difficoltà, laddove viene segnalata la presenza di fattori di stress pregressi alla crisi sanitaria è più frequente la percezione di una maggior problematicità rispetto all’inserimento del figlio al nido.

Ciò dà risalto al fatto che la salute e il benessere delle famiglie sono il loro primo, naturale fattore di resilienza e richiederebbero per questo un’attenzione e una cura preventive su larga scala non solo in momenti emergenziali.

Dal sondaggio si ricava l’impressione che il periodo del vero e proprio lockdown non abbia rappresentato un fattore di stress intollerabile, se non in quei casi in cui vi era una precedente condizione di fatica. Alcuni dati suggeriscono inoltre che il vissuto dei genitori di aver costruito attorno a sé valide relazioni (buon inserimento al nido, contatto con le educatrici, contatto a distanza con le persone care) e un buon dialogo con il proprio bambino abbia sostenuto la reazione resiliente delle famiglie e la loro capacità di avvantaggiarsi di strategie adattive valide, prima tra tutte quella di creare una nuova routine familiare per l’inedita situazione creatasi con il “restate a casa”.

Vogliamo sottolineare che abbiamo diffuso il questionario anche a partire dalla convinzione che la sua compilazione potesse essere utile ai genitori per ritrovare uno sguardo più attento e forse anche più curioso e propositivo sui propri bambini. Il sondaggio lascia intravedere, senza fornire dati sufficienti per un approfondimento in questo senso, quanto l’attribuzione di competenze emotive e comunicative al bambino giochi un ruolo significativo nella percezione che il genitore ha della condizione di stress ma anche della capacità di resilienza del figlio. Molto spesso queste attribuzioni avvengono in modo poco consapevole nei genitori, senza passare per una osservazione attenta del bambino e una riflessione non giudicante sulla qualità dell’attaccamento e sulle rappresentazioni e fantasie genitoriali del bambino, di sé stessi e della relazione genitore-figlio. Abbiamo sperato che la compilazione del questionario potesse aiutare i genitori a porsi domande nuove e utili a orientare la loro attenzione su eventuali segnali di fatica e possibilità di resilienza.

In due occasioni abbiamo avuto anche un confronto più immediato con i genitori che avevano partecipato alla nostra raccolta dati. Durante e subito dopo la fine del lockdown abbiamo organizzato due momenti di incontro/ascolto online con piccoli gruppi di genitori che avevano compilato il questionario. Nel primo di questi incontri, che si è tenuto prima della fine di aprile (durante la fase 1), la tematica attorno alla quale si è articolata spontaneamente la discussione in seno al gruppo è stata quella di quanto, come e in che modo i bambini, anche quelli molto piccoli, potessero percepire, vivere e manifestare in prima persona lo stress legato alla condizione del lockdown. Ci è sembrato che la partecipazione al sondaggio avesse agito come uno spunto di riflessione nei genitori e li avesse sostenuti nel porsi domande preziose per le quali hanno cercato di elaborare nuove risposte anche attraverso il reciproco confronto con altri genitori.

Nel secondo gruppo, che abbiamo incontrato a fine maggio (fase 2), i genitori erano già alle prese con una trasformata normalità, piena di limitazioni e di incertezze, come quella di cui facciamo esperienza tuttora. Anche in questo caso abbiamo riscontrato una grande generosità nei partecipanti, un’alta disponibilità al confronto interpersonale oltre che un forte desiderio, fors’anche bisogno, di uno spazio di confronto e narrazione delle proprie esperienze.

Ci sembra che ciò contenga implicitamente un’indicazione su come orientare interventi di supporto alle famiglie in questa difficilissima fase che stiamo vivendo, in cui ci ritroviamo in un mondo cambiato e un po’ insidioso e con la necessità di mantenere un altissimo livello di flessibilità, difficilmente compatibile con la vita di una famiglia con bimbi piccoli.

BIBLIOGRAFIA

M. Ammaniti, L. Cerniglia, S. Cimino, “L’impatto del periodo di isolamento legato al Covid-19 nello sviluppo psicologico infantile, in: Psicologia Clinica dello sviluppo, Anno XXIV. Nr. 2, Agosto 2020, 187-9.

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R. Bosi, Pedagogia al nido. Sentimenti e relazioni, Carocci Editore, 2002;

G. Marchioli, S. Vigoni, Vita quotidiana al nido, Editrice La Scuola, 2007.

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U. Bronfenbrenner, c/di, Rendere umani gli esseri umani. Ecobiologia dello sviluppo, Erikson, 2010

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D. Iozzelli, E. Facchi, G. Cardamone, Covid-19, “Salute mentale e ruolo dei Servizi: una review sull’impatto della pandemia”, in: Nuova Rassegna di Studi Psichiatrici, Rivista online di psichiatria. Vol. 20, 3 giugno 2020.

Mantovani, S., Restuccia Saitta L., Bove C., Attaccamento e inserimento. Stili e storie delle relazioni al nido, Franco Angeli, 2000, 2003.

G. Marchioli, S. Vigoni, Vita quotidiana al nido, Editrice La Scuola, 2007.

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S. Uccella, F. De Carli, L. Nobili, et al., “Impatto psicologico e comportamentale sui bambini delle famiglie in Italia”, IRCCS Gaslini e Università degli Studi Genova, consultabile qui https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=86247.

F. L. Zaninelli, “Famiglie, bambini e insegnanti: verso un’idea integrata di educazione, di benessere e di sviluppo tra contesti” in Rivista Italiana di Educazione Familiare, n.1-2019, pp. 35-5

1 Il sondaggio è stato realizzato dal gruppo “La cura dei piccoli” (A. Gernone, C. Granahan, L. Rizzoli) e promosso in collaborazione con il Centro Clinico de Il Ruolo Terapeutico di Milano.

2 In quei giorni si dibatteva animatamente su quali potessero essere le conseguenze delle drastiche misure di isolamento sociale attivate in tutela della salute dei cittadini mentre era chiaro che le scuole non avrebbero ripreso la loro attività in presenza prima di settembre. In quel clima sono maturate diverse azioni collettive a sostegno della ripresa delle attività educative per l’infanzia. Il 17 marzo nasce il comitato EduChiAmo con l’obiettivo di difendere il diritto all’esistenza di asili nido, scuole dell’infanzia e altri servizi 0-6 privati e convenzionati, capillarmente diffusi su tutto il territorio italiano, la cui sopravvivenza come microimprese appariva e appare tuttora minacciata dalle conseguenze economiche della prolungata chiusura. Il 20 aprile la neonata task force “Diamo voce ai bambini” lancia un sondaggio online relativo agli effetti del lockdown su bambini e adolescenti. I risultati di questa inchiesta vengono pubblicati il giorno 22 aprile sul Sole24 ore: in 48 ore il breve questionario raccoglie circa 65.000 risposte da un campione distribuito su tutto il territorio italiano, rilevando un alto grado di preoccupazione dei genitori per il benessere psicologico dei loro figli che sentono minacciato in particolare dalla “mancanza di relazioni interpersonali e socializzazione” dovuta alla chiusura delle scuole. (https://www.ilsole24ore.com/art/dalla-toscana-piemonte-sindaci-e-governatori-vogliono-riaprire-scuole-aiuto-genitori-che-lavorano-ma-ministra-azzolina-frena-ADoTOxL?refresh_ce=1)

Diverse testate giornalistiche hanno dato spazio a riflessioni dedicate agli effetti dell’isolamento e della chiusura delle scuole sulla vita dei bambini. Tra gli altri rimandiamo a https://www.lavoroculturale.org/il-ritorno-in-classe-e-un-problema-di-classe/; https://alleyoop.ilsole24ore.com/2020/04/22/diamo-voce-bambini/

3 Cf. R. Bosi, Pedagogia al nido. Sentimenti e relazioni, Carocci Editore, 2002; G. Marchioli, S. Vigoni, Vita quotidiana al nido, La Scuola, 2007.

4 Cf. tra gli altri S. Mantovani, L. Restuccia Saitta, C. Bove, Attaccamento e inserimento. Stili e storie delle relazioni al nido, Franco Angeli, 2000, 2003. G. Bestetti, Piccolissimi al nido, Armando Editore, 2007.

5 Cf. U. Bronfenbrenner, “Mesosistema e sviluppo umano”, in Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, 1986, p. 316-355 e Rendere umani gli esseri umani. Ecobiologia dello sviluppo, Erikson, 2010 citato in F. L. Zaninelli, “Famiglie, bambini e insegnanti: verso un’idea integrata di educazione, di benessere e di sviluppo tra contesti” in Rivista Italiana di Educazione Familiare, n.1-2019, pp.35-51

6 Cf. S. Mantovani, L. Restuccia Saitta, C. Bove Attaccamento e inserimento. Stili e storie delle relazioni al nido, Franco Angeli, 2000, 2003, p. 142.

7 In Lombardia gli asili nido sono stati chiusi il 21 febbraio 2020.

8 Solo a partire dall’inizio di giugno e nel rispetto di rigorose norme di prevenzione del contagio è stato possibile organizzare centri estivi per i bambini di tutte le fasce d’età, compresi i più piccini.

9 Nel dettaglio, il genitore 1, compilatore del questionario, è donna nel 96% dei casi del campione; ha un’età compresa fra i 25 e i 51 anni, la maggioranza (89%) si colloca nella fascia d’età compresa fra i 30 e i 45 anni; è prevalentemente di nazionalità italiana (98,52%) e il Paese di origine più rappresentato è l’Italia (93,36%), ha un titolo di studio superiore al diploma (70%), ha un lavoro stabile (90%), che si è mantenuto anche durante il lockdown nel 60% dei casi – durante il periodo di quarantena il 91% ha lavorato da casa e 9% fuori casa, nel 35% dei casi il genitore 1 ha subito una interruzione della propria attività lavorativa durante il lockdown.

Il genitore 2 è uomo nel 93% dei casi del campione, ha un’età compresa fra i 26 e i 56 anni, la maggioranza (78%) si colloca nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 45 anni, e il 15% nella fascia definibile di mezza età (>45 anni); è prevalentemente di nazionalità italiana (94%) e il paese di origine è prevalentemente l’Italia (90%), ha un titolo di studio pari al diploma (31%) o superiore al diploma (58%), ha un lavoro stabile (94%), che si è mantenuto anche durante il lockdown nel 72% dei casi – di cui 70% in casa e 30% fuori casa – mentre si è interrotto nel 25% dei casi.

10 Così ipotizza tra gli altri Vittorio Lingiardi, intervistato da Marino Sinibaldi nella trasmissione radiofonica “La cura”, Rai Radio 3, https://www.raiplayradio.it/audio/2020/07/LA-CURA–5–Vittorio-Lingiardi-e4a86b63-3037-41b2-9095-f680ee448b87.html

11 Cf. AA VV “Impatto psicologico e comportamentale sui bambini delle famiglie in Italia”, IRCCS Gaslini e Università degli Studi Genova, consultabile qui https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=86247.

La ricerca condotta da alcuni studiosi dell’ospedale Gaslini è volta a sondare lo stato psicologico di bambini (0-18 anni) e famiglie con particolare attenzione ai nuclei familiari con bambini portatori di malattia cronica; in essa vengono posti in evidenza come fattori di stress pregressi all’emergenza sanitaria la condizione di fragilità psichica dei genitori e la compresenza in famiglia di anziani e bambini. L’indagine mostra che: “il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali dei bambini/ragazzi correla in maniera statisticamente significativa con il grado di malessere circostanziale dei genitori.

All’aumentare di sintomi o comportamenti suggestivi di stress conseguenti alla “condizione Covid” nei genitori (disturbi d’ansia, dell’umore, disturbi del sonno, consumo di farmaci ansiolitici e ipnotici), i dati hanno mostrato un aumento dei disturbi comportamentali e della sfera emotiva nei bambini e negli adolescenti, indipendentemente dalla pregressa presenza di disturbi della sfera psichica nei genitori. D’altra parte i disturbi della sfera emozionale dei genitori conseguenti alla “condizione Covid” sono risultati essere significativamente accentuati nel caso di pregresse problematiche di natura psichica”, p. 5-6.

12 Cf. A. Gigli, c/di “Essere genitori ai tempi del Covid-19: disagi, bisogni, risorse. I primi dati di una rilevazione” dove vengono elaborati i dati di un sondaggio in cui è stato indagato tra l’altro anche il ruolo che la relazione di coppia ha avuto durante il periodo del lockdown nel sostenere o meno il processo di adattamento della famiglia alla mutata quotidianità. L’articolo è pubblicato in un dossier più ampio dal titolo “Infanzia, famiglie, servizi educativi e scolastici nel Covid-19. RIFLESSIONI PEDAGOGICHE SUGLI EFFETTI DEL LOCKDOWN E DELLA PRIMA FASE DI RIAPERTURA” curato dalla stessa autrice e sostenuto dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione “G.M. Bertin” dell’Alma Mater Studiorum dell’università di Bologna. Il dossier è consultabile qui: https://www.researchgate.net/publication/342465305.

13 Nel 93% dei casi i genitori hanno osservato progressi significativi del figlio legati alla frequenza l’asilo nido (cf. grafico 3); questo dato si associa alla percezione di una buona qualità dell’inserimento del bambino al nido. La valutazione positiva della relazione del bambino con le educatrici appare inoltre correlata in modo statisticamente significativo alla valutazione positiva della relazione dei bambini con i pari (Pearson a due code 0,6 con sign 0,000).

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SONDAGGIO GENITORI E BAMBINI A CASA PER L’EMERGENZA COVID-19