Di cosa è popolata una stanza d’analisi oltre che dal mobilio, dai pazienti e dal terapeuta?

È piena di cose invisibili, che le molte suggestioni di Lo spazio K di Monica Joris ci aiutano a ricostruire.

Infatti, in questo libro minuscolo, originale, avvincente, di quelli che si leggono tutto d’un fiato, insieme con Enrico, il protagonista vittima di un trauma cerebrale, ci si ritrova inaspettatamente catapultati in uno spazio dai contorni incerti, lo spazio K per l’appunto, dove convivono e si mescolano sogni, realtà, desideri spesso inespressi. Dove ogni emozione è amplificata tanto da possedere forma e colore propri. Dove i ricordi personali si confondono e si sovrappongono a frammenti di ricordi altrui. In un magma multiforme. Il protagonista, esattamente come un terapeuta, talvolta fatica a distinguerli dai propri, perché ne riconosce la matrice umana. Tuttavia, dopo averli custoditi ed averne condiviso il peso, decide di restituirli ai legittimi proprietari. Perché, riappropriandosene, possano riannodare i fili interrotti delle loro vite e camminare un po’ più dritti.

Fulvia Ceccarelli

MonicaJoris