UOMINI CHE UCCIDONO LE DONNE

Vallj Vecchiato

 

Il dolore non è altro che la sorpresa

di non conoscerci.

[Alda Merini]

 

Uomini che, retaggio di secoli passati, considerano la famiglia e quindi la donna e i figli come proprietà dove proporsi come capo assoluto, tiranno e re.

Uomini che, per il solo fatto di avere una forza fisica maggiore della donna, pensano di poterla usare per assoggettare e sottomettere chi è più debole di loro.

Uomini che pensano che l’amore sia solo qualcosa che si riceve e che si può pretendere. 

Uomini che non sanno che l’amore è un sentimento che nasce libero e spontaneo dal cuore e che non ha mete o perché.

Uomini che hanno vissuto relazioni solo come dovere, ubbidienza, sottomissione ma che mai hanno conosciuto la reciprocità, lo scambio, la tenerezza, il piacere condiviso che è tipico del rapporto d’amore.

Uomini che non sanno riconoscere i bisogni dell’altro perché forse nessuno ha mai riconosciuto i loro.

Uomini che mostrano solo l’arroganza e la prepotenza per nascondere una fragilità interiore che, se lasciata emergere, rischierebbe di far crollare il Sé.

Uomini che non riuscendo a trovare valori ed emozioni nel proprio mondo interno si aggrappano a quello dell’altro.

Uomini che uccidono per ottenere con la morte quello che non possono ottenere nella vita, cioè il controllo assoluto dell’animo e delle scelte della donna considerata un oggetto appartenente in modo assoluto a sé.

Uomini che, dopo aver ucciso, si uccidono perché non sopportano il vuoto interiore, la perdita di senso e di direzione che sperimentano senza una donna al loro fianco.

Poveri uomini.

Uomini poveri.

… QUALCHE CONSIDERAZIONE A PROPOSITO

Valentina Scarpello

Durante il mio tirocinio post lauream presso Il Ruolo Terapeutico di Milano ho avuto la possibilità di partecipare agli incontri della redazione.

Nel corso di una riunione la collega di redazione Vallj Vecchiato ha presentato questo suo scritto sull’attuale e triste fenomeno della violenza sulle donne. Il riscontro redazionale è stato favorevole e ha messo in risalto il carattere poetico del brano ma, al contempo, ha sottolineato la necessità di una voce che, al fianco di quella di Vallj, potesse ampliare lo sguardo sulla complessità di questo fenomeno.

La violenza contro le donne è un ambito che mi sta molto a cuore anche a seguito del volontariato che sto svolgendo presso un centro antiviolenza nella provincia di Bergamo, ed è alla luce di questa mia esperienza che mi è stato chiesto di scrivere una mia considerazione a riguardo.

Le parole di Vallj Vecchiato sono toccanti e suscitano in ognuno di noi l’indignazione necessaria di fronte ad avvenimenti che purtroppo popolano le prime pagine dei giornali molto più di quanto vorremmo. Tuttavia penso sia fondamentale riflettere sulla complessità del fenomeno che coinvolge questi uomini desensibilizzati all’amore e le donne che ne diventano vittime. Donne coinvolte in un turbinio di violenza che cominciano a credere che sia questo l’amore o che minimizzano i soprusi e le umiliazioni scambiandoli per componenti naturali della quotidianità.

Senza mai dimenticare che chi agisce violenza e uccide è sempre e comunque colpevole, è la complessità della relazione che spesso ci sfugge. Forse perché eventi tanto terribili sconcertano ed è facile cadere nella generalizzazione dell’ “uomo maltrattante e donna vittima”. Pensiero questo che impedisce di considerare quanta sofferenza possa esserci dietro a questi uomini e quanta difficoltà e fragilità dietro a queste donne.

Solo la comprensione della relazione e dei ruoli giocati da entrambi può, forse, farci scorgere lo scenario che tiene vivi per anni questi rapporti insani e difficili da districare.

È sempre un tragico incastro quello che si crea tra questi uomini e queste donne e soltanto l’analisi e la cura delle ferite più profonde di entrambi possono condurre a una possibilità di trasformazione.

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